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giovedì 3 gennaio 2013

Sudan (e Sud Sudan)

Se si guarda ad una mappa politica del continente africano, è facile capire come molti confini siano stati tracciati in passato 'a tavolino', in una spartizione dei territori e delle risorse da parte delle potenze coloniali europee. Lo stesso metodo fu utilizzato per i nomi dei possedimenti, cercando di individuare nei paesi o nelle persone caratteristiche e tratti che permettessero di distinguerli. La zona dell'africa subsahariana, dove la pelle degli abitanti era decisamente più nera rispetto alle popolazioni affacciate sul mediterraneo, fu chiamata ad esempio Niger. Anche l'Angola ed il Togo furono etichettati in seguito a decisioni simili, come vedremo forse in seguito. E così il Sudan, il cui nome è dovuto niente di meno che al famosissimo esploratore scozzese David Livingstone.
Nella sua prima spedizione alla scoperta delle sorgenti del Nilo Livingstone, terminato il tratto navigabile del fiume, decise di ricorrere (il diario annota una località nei pressi dell'attuale Dongola) all'utilizzo - allora consueto - di portatori locali, per trasportare le numerose e ingombranti vivande e suppellettili. Presto, con l'inizio della salita verso il tratto alto del fiume, si accorse di come questi portatori sudassero copiosamente, diversamente da quanto succedeva per lui e per i suoi compagni europei, le cui schiene erano in realtà libere da qualsiasi fardello ed equipaggiamento. Ritenendo questa caratteristica, ovverso una sudorazione eccessiva, una peculiarità della popolazione locale, decise di chiamare quel territorio, appunto "Sùdano", anglicizzato in "Sudan".
Spingendosi oltre, e salendo con un certo affanno le ultime ripidissime pendici che avrebbero condotto alla sorgente del grande fiume africano, notò che i nuovi portatori - che avevano preso il posto dei precedenti, stremati dall'impegno - avevano una sudorazione ancora maggiore. Fu per questo che il territorio fu chiamato "Sud Sudan": come a dire "Sudano davvero molto".
Ed è così che queste terre vengono chiamate ancora oggi.

(nella foto: in effetti non sudan, anche se deve fare parecchio caldo)

martedì 4 dicembre 2012

Iran e Iraq

Con il Decreto Legislativo n.446 del 15 dicembre 1997 è stata istituita l'Imposta Regionale sulle Attività Produttive, più nota con il suo acronimo IRAP; con la Finanziaria 2008 questa tassa ha assunto la natura di imposta regionale.
L'IRAP colpisce il valore della produzione netto delle imprese, cioè il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e di oneri e proventi di natura finanziaria. E' cioè proporzionale al fatturato di un'azienda e non all'utile di esercizio della stessa; per questa ragione è stata oggetto di numerose polemiche, in quanto appare come un'imposta vessatoria nei confronti delle imprese dotate di alti volumi di personale e sfavorisce quindi quelle imprese che intendano assumere.

Molte regioni perciò hanno cercato fin dall'inizio di aggirare la norma, perseguendo l'elusione fiscale nei confronti dell'IRAP.
Emblematica fu la scelta della Persia, della quale abbiamo già parlato in relazione all'origine del nome di Venezia, che optò per seguire una politica fiscale di frazionamento alfabetico.
Un pool di esperti fiscali sfruttò infatti una poco conosciuta circolare interpretativa dell'Agenzia delle entrate e decretò così la divisione della Persia in due distinte regioni, in modo da diminuire l'aliquota relativa, a parità di quota imponibile. Come secondo passaggio, si scelse di operare a livello nominale sulle valutazioni alfabetiche, sebbene limitate alla lettera di importo inferiore: in un caso si scelse un passaggio alfabetico discendente, nell'altro un criterio di tipo ascendente. Da IRAP si passò perciò in un caso a IRAN, nell'altro a IRAQ.

Questa scelta agguerrita di politica fiscale provocò le ire dello scacchiere internazionale, e le due regioni divennero perciò scenario di guerre e guerriglie.
Nonostante i ripetuti sforzi militari, Iran e Iraq sono rimasti comunque esenti dall'Imposta Regionale sulle Attività Produttive, e con questi nomi sono conosciuti ancora oggi.

(nella foto: la sede di Teheran dell'Agenzia delle entrate)

venerdì 5 ottobre 2012

Paraguay

E' facile ignorare e dimenticare le guerre lontane, che pure essendo lontane dalla nostra terra non per questo sono meno sanguinose. Non tutti sanno così che anche il sudamerica fu più volte segnato da guerre tra nazioni. Da una di queste crisi internazionali nasce la storia del Paraguay.
Nel 1842 sorse una disputa territoriale tra Brasile e Cile, riguardo alla sovranità su alcune miniere di alluminio nei pressi di Fuerte Olimpo, al tempo piuttosto preziose per il rapido diffondersi dei primi alimenti conservati "in scatola". La disputa sarebbe probabilmente sfociata in una guerra, se non fosse stato per la felice soluzione escogitata da Manuel Blanco Encalada, diplomatico cileno fresco di studi condotti in Europa.
La proposta fu la creazione di un cosiddetto "stato cuscinetto", che comprendesse le zone delle miniere e i territori limitrofi, governato da un parlamento composto dalla popolazione locale, e sotto un protettorato rappresentato da un consiglio formato in egual misura da rappresentanti dei governi brasiliano e cileno. Questo avrebbe garantito accesso alle miniere ad entrambi i paesi, con modalità condivise. Il nome fu la diretta conseguenza della sua funzione. Essendo nato per proteggere le popolazioni da un conflitto, e dai problemi che ne sarebbero derivati, fu chiamato "Para guai" e quindi "Paraguay".
Fu così che il 17 maggio del 1843 fu suggellata la nascita del nuovo stato. Non più di venti anni più tardi, nel 1863, esauritesi le miniere di alluminio che avevano portato alla sua creazione, fu un passo ovvio chiedere ed ottenere l'indipendenza per il Paraguay, che continua però ad essere chiamato così ancora oggi.

(nella foto: il Paraguay ha anche una tifoseria molto accanita e organizzata. In realtà del Paraguay interessa poco a tutti, perciò abbiamo scelto di attirare l'attenzione su questo pezzo con un bieco espediente di marketing: calcio & tette)

giovedì 13 settembre 2012

Benin, Mali e Costa d'Avorio

La colonia dell'Africa Occidentale Francese, fondata nel 1865, aveva tra i suoi scopi, oltre a quelli commerciali ed economici, anche quelli di mappatura delle zone inesplorate del Continente Nero. Si trattava di territori impervi, ancora abitati e dominati da monarchie tribali, e che spesso presentavano natura e costumi ostili per il colonizzatore europeo.
Verso gli anni 90 del XIX secolo la Francia si gettò senza remore nella corsa colonialistica, con l'obiettivo di surclassare le altre nazioni europee; la sua politica aggressiva provocò così l'annessione di molteplici territori africani, ancorché ostili o parzialmente inesplorati. L'opinione pubblica non vide molto di buon occhio questa politica di annessione selvaggia, perché in tal modo il turismo nelle nazioni assimilate era esposto a numerosi rischi non calcolati.
E' proprio in questo periodo che si diffonde la tradizionale iconografia dell'esploratore cucinato in pentola dai selvaggi, nata come propaganda anti-imperialista sui quotidiani avversi al governo. Il suo significato è chiaro: le nuove nazioni non sono sicure, i cittadini francesi non trovano nelle popolazioni coloniali dei fratelli, ma un pericolo mortale.
Il governo francese Freycinet, appena insediatosi nel 1890 dopo la caduta del governo precedente a causa dello Scandalo di Panama (il primo ministro uscente Carnot si era fatto fotografare in Corsica con un cappello bianco dal gusto così orribile da risultare offensivo per diverse minoranze), incaricò l'Académie Française di stilare una classifica della vivibilità delle colonie africane. Gli incaricati visitarono tali zone e nell'arco di pochi anni furono in grado di esprimere un giudizio di merito su tutte le nazioni in oggetto (giudizio che andava da "male" fino a "ottimo"). Tutti questi giudizi furono riportati su una gigantesca mappa dell'Africa (la cosiddetta "Mappa dei Viaggi") che ancora oggi è esposta nell'aula magna dell'Académie.
In particolare, in corrispondenza dei territori del Dahomey, integrati nel 1892 e caratterizzati da territorio semi-desertico e accesso al mare limitato, fu espresso il giudizio "Benino".
Sorte peggiore toccò ai territori dell'Impero Songhai, che furono integrati dopo lunghe polemiche nel 1895 in quanto caratterizzati da lande desertiche, poche risorse e nessun accesso al mare. Il giudizio per questi territori fu tranciante: "Male".
La nazione che invece ottenne il miglior riconoscimento fu quella dei territori Mandé, che già da tempo erano stati assimiliati dall'Africa Occidentale Francese: la ricchezza di risorse e la buona disposizione dei nativi fruttarono ai territori il giudizio di "Ottimo".
La Mappa dei Viaggi ottenne un successo senza precedenti, tanto che l'uso comune iniziò a chiamare alcuni degli stati direttamente con la parola che ne indicava il giudizio (i nomi africani sono infatti difficilmente memorizzabili per la popolazione francese, notoriamente refrattaria alle contaminazioni linguistiche).
Nacquero così il Benin, il Mali e l'Ottimia. I primi due hanno mantenuto questo nome, mentre l'Ottimia fu ribattezzata Costa d'Avorio nel 1924 a seguito del naufragio sulle sue coste dell'omonima nave da crociera. Ed è con questo nome che è conosciuta ancora oggi.

(nel riquadro: illustrazione tratta da "La Domenica del Corriere" del 6 aprile 1924, con il naufragio della Costa d'Avorio)

lunedì 3 settembre 2012

Romania

Il rimescolamento di culture e fedi che si creò a seguto del fenomeno conosciuto come monachesimo lasciò segni indelebili anche sulla geografia e sulla toponomastica, e la Romania è uno di questi segni.
In molti avranno studiato come Cirillo e Metodio evangelizzarono l'est europa e la Russia, creando per l'occasione anche un nuovo alfabeto (appunto, il cirillico) con lettere più adatte a riportare fedelmente in forma scritta il parlato di quelle popolazione slave ed ugrofinniche.
Possiamo solo ipotizzare, probabilmente però non discostandoci molto dalla realtà dei fatti, che questa trovata si originò nella mente di San Cirillo in seguito ad una piccola disavventura linguistica occorsa loro nei pressi di Bucarest, e più precisamente sulle coste del Mar Nero, il cui paesaggio ricordò a Metodio la sua terra natale: Cesenatico e le spiagge della Romagna.
Fu per questo che - una volta proceduto all'evangelizzazione di alcune comunità locali - volle lasciare traccia del suo passaggio come un novello (ma ben più umile) Alessandro Magno, chiamando quella terra come la sua terra natale. Appunto, Romagna. Tuttavia la "gn" era fonema difficile da masticare e pronunciare per gli abitanti del luogo, e fu per questo che si accontentò, prima di lasciare quei nuovi fedeli, diretto ad est, di sentirla da loro chiamare "Romania". E così quella terra è chiamata ancor oggi.

(nella foto: i "Bagni Danubio" di Bucarest, gemellati con il "Delfino Blu" di Cesenatico)

venerdì 10 agosto 2012

Finlandia

L'origine del nome Finlandia arriva diritto - come capita con molte nazioni e città del nord europa - dall'epoca delle invasioni vichinghe. Anche se agli occhi dei cristiani i vichinghi potevano attaccare ovunque e in qualsiasi momento, nella realtà un rigido sistema patriarcale stabiliva, per ogni clan, i porti e i monasteri da saccheggiare.
Naturalmente c'erano territori più o meno ambiti. Un esempio tra i primi è la Groenlandia, la terra verde. Tra i secondi l'Islanda, Iceland, terra del ghiaccio. Bene: si narra che quando Olaf di Smudsen assegnò ai figli le coste da colpire e saccheggiare con i loro agili drakkar, provò ad assegnare quel promontorio inospitale tra le odierne Russia e Svezia al primogenito. "Fin là?" fu la risposta. Così il figlio maggiore ottenne di occuparsi dell'Irlanda. Provando con il secondogenito, la risposta fu il medesimo e laconico "Fin là?". E il figlio diresse le navi verso la Bretagna. Neanche a dirlo, lo stesso "Fin là?" fu il commento del terzo ed ultimo figlio, che alzò le vele verso la Danimarca.
Fu così che Olaf, tra lo scherno generale, continuando a borbottare tra sé e sé "Fin là, fin là", dovette occuparsi personalmente di quella terra, che proprio per i commenti dei figli fu ribattezzata ironicamente dai cronisti del nord "Finlandia".
Ed è così che questa terra viene chiamata ancora oggi.

(nella foto: spiagge della Danimarca. La Finlandia era troppo lontana)